Il Didgeridoo: un portale sulla cultura aborigena David Hudson con Fred Tietjen
David Hudson è un Aborigeno musicista, danzatore, pittore, cantastorie, creatore di documentari e attore. Nato nella Penisola di Cape York, nel Nord Queensland, Hudson (1951) è cresciuto durante “l’Epoca dell’Assimilazione”, quando gli Aborigeni dovevano far fronte alle restrizioni e abusi imposti a loro dal governo. Hudson fu comunque fortunato, nel senso che poté studiare le tradizioni culturali della sua gente. Hudson è un rimarchevole esponente della cultura Aborigena, in essa ha sviluppato notevoli talenti sia nelle arti espressive tradizionali che contemporanee. Ha eseguito ed insegnato musica, danza, mimo e disegno, nazionalmente ed internazionalmente, a bambini e adulti. E’ anche riconosciuto ampiamente come uno dei migliori suonatori di didjeridoo Australiani e ha registrato diversi album, anche in collaborazione con vari compositori e musicisti. Hudson ha anche ottenuto un diploma in Studi Ricreazionali ed ha partecipato nello sviluppo della cultura Aborigena in qualità di attrazione turistica. Nel 1987 ha cooperato alla fondazione del Tjapukai Dance Theatre, che ha operato a lungo a Kuranda, nel Nord Queensland ed in tour all’estero. (…) In virtù dei suoi successi artistici e profilo internazionale, Hudson è stato una delle figure chiave nella rinascita della cultura aborigena dell’ultima decade. E’ anche stato capace di esportare con successo la sua esperienza ed entusiasmo ed ha visitato spesso San Francisco, dove ha concesso l’intervista seguente. Come essa rivela, le molteplici abilità di Hudson gli permettono di presentare una prospettiva unica del didjeridoo e dei suoi molteplici ruoli evolutivi come strumento musicale. (Fred Tetjen)
FT: Di dove è la tua gente? DH: Mia nonna è della tribù Gugu Yalangi di una località vicino a Laura, a nord est di Kuranda nella Penisola di Cape York del nord Queensland. Ho passato i miri primi anni di vita in una fattoria di bestiame. Mia madre lavorava come cuoca. Quelli furono alcuni dei miei tempi migliori, ed ebbero molta influenza nella mia vita. Alcuni miei parenti erano Aborigeni che si occupavano delle mandrie. Erano sempre in giro e mi hanno insegnato molte cose. Mi hanno mostrato come essere uno con la terra e mi hanno mostrato le danze e la cultura tradizionale in generale. FT: Quale è stata la tua maggiore fonte di ispirazione? DH: Mia madre era la mia più grande ispirazione e la persona che ha più influito nella mia vita. Era una donna di carattere. Io le assomiglio molto. Mi osservava crescere e mi nutriva e mi ha educato in un modo molto importante. Diceva sempre: “Tu sei un Aborigeno. Sii fiero di quello che sei, tu hai qualcosa da offrire al mondo.” E credo che ho veramente qualcosa da offrire alla gente nel mondo. E questo avviene tramite la musica, le canzoni e la danza. Per quanto posso ricordarmi, abbiamo sempre avuto un didjeridoo in casa. Quando iniziai a suonare, suonavo solo per il mio divertimento. Non ho mai saputo che un giorno avrei suonato il didjeridoo e presentato uno spettacolo per la gente Australiana e l’audience mondiale. FT: C’è altra gente che ti ha influenzato? DH: Non fino ai primi anni ’80 quando andai a Perth, in Western Australia, per andare al college ed incontrai Richard Walley, Ernie Dingo ed altri Aborigeni del Middar Dance Group. Prima che andassi a Perth, credo che il mio cerchio fosse ancora spezzato, ed andando là, il cerchio si avvicinava sempre di più. Questi personaggi mi hanno aiutato a completare il mio cerchio. Mi hanno ispirato sulla mia stessa cultura ed incoraggiato ed esplorare le mie radici. Da quell’esperienza ho sviluppato la grande consapevolezza che come Aborigeni abbiamo 40.000 anni di cultura da condividere. Dopodichè, incominciai a pensare di ritornare a Cairns e presentare uno spettacolo culturale. E’ così che si è formato il Tjapukai Dance Theatre. Dovevo condividere la mia esperienza con altri ed il mezzo per farlo fu formare il Tjapukai. FT: Come è arrivato il didjeridoo alla tua gente? DH: Nella terra di mia nonna, quando la gente cercava le “sugarbag”, piccole api native che ronzano dentro ai tronchi d’albero, pensarono che fosse qualcuno che suonava il didjeridoo. Ma erano le sugarbag che lavoravano alacremente per fare il miele dentro all’albero. Così le sugarbag portarono la gente al didjeridoo. FT: Come descrivi il tuo modo di suonare? DH: Definitivamente forte ed intenso. Cerco di fare una varietà di cose e così rendo i suoni coloriti. Non sto semplicemente suonando un ritmo piano, dritto. Perché nel background sto sempre cercando di accompagnare a ritmi forti con una moltitudine di brontolii e gorgoglii gutturali.. FT: Chi ha influenzato il tuo modo di suonare? DH: Due personaggi, che mi venga in mente. Uno è sicuramente Dick Roughsey della tribù Lardil. E sono anche influenzato da David Blanasi del Northern Territory. FT: Cosa distingue il loro suonare? DH: Overtoni, brontolii tradizionali, comprensione tradizionale dell’entroterra boschivo e ritmi che sono puramente suoni trasmessi di generazione in generazione. E questo ciò che mi ispira, non soltanto il prendere un didjeridoo e suonare qualsiasi ritmo, ma suonare un ritmo specifico che significa qualcosa. FT: Come componi una canzone con il didjeridoo? DH: Traggo ispirazione da esso. Per esempio, se vedo un grosso volatile volare nell’aria, per esempio un pellicano, immagino il pellicano che usa le sue ali, sta planando e il suo battito cardiaco non è molto veloce, sta semplicemente scivolando attraverso l’aria. Sta volteggiando. Immagino me stesso fare esattamente lo stesso ritmo che esso sta facendo. Ed il numero di battiti che sta battendo il suo cuore, è esattamente come immagino sia il mio stile di suonare il didjeridoo. Suono come vola il pellicano. Seguo i suoi ritmi. FT: Da dove provengono i ritmi? I ritmi provengono dal territorio, dalla terra. Provengono da ispirazioni dall’acqua ed ispirazioni dal vento. Se vai in viaggio, suoni i ritmi dell’essere in giro e quelli della vita di ogni giorno. E suoni anche ciò che senti nel tuo cuore. Questo è un diverso modo di suonare, invece di suonare un ritmo mono-tono stai aggiungendo altri suoni al didjeridoo per renderlo più colorito. La gente che non capisce veramente il suono del didjeridoo può trovare i suoni monotono del didjeridoo molto monotoni. Se è questo il caso, inizi ad aggiungere richiami di animali, come di dingo e kookaburra per rendere il suono più interessante. FT: Quale è la tua canzone preferita fra quelle che hai scritto? DH: Dovrei dire Laura’s Festival (Qld) nel mio album Rainbow Serpent (1994). E’ solo didjeridoo. Mi ricorda tanto dell’entroterra. Ed immagino un ampio raduno… E’ il tempo di incontrare anziani parenti che non hai visto da molto tempo. E’ un tempo per raccogliere cibo e un tempo per condividere. E’ per questo che vi ho incluso alcuni suoni di uccelli e di animali attorno a me, e ed è esattamente come a Laura, così incorporo il suono del territorio nel mio suonare quella canzone. FT: Quando gli Euro-Americani suonano il didjeridoo, cosa odi? DH: Non hanno lo stesso suono ricco, crudo o quel suono gutturale. Suonano più in un ritmo monotonale, non usano la loro laringe per avere quel vero suono “rrrrgh”. Quando vivi nel paese sai come suonano queste cose. Sai come ulula un dingo nel bush e come ride un kookaburra. Se sei una persona del Nord America che non ha mai visto un dingo, come fai sapere che suono fa? Cerchi di imitarlo da un CD. Per ottenere i suoni della terra e per ottenere la ricchezza dei suoni del bush, devi udirle queste cose tu stesso. Non c’è modo di imitare un lupo, cosa che non farei, perché non ci sono lupi in Australia. Devi averlo in te stesso. FT Come ti senti in merito alla gente del Nord America che fa didjeridoos per scopi commerciali? DH: Qui in Nord America uno strumento in PVC o cactus agave e costa 250 dollari. Perché non acquistare allora strumenti autentici? Acquistando strumenti autentici sareste di supporto alla cultura Aborigena, aiutando a mantenerla in vita. Se un principiante non può trovare uno strumento autentico questo è diverso. Come strumento di pratica l’utilizzare un sostituto fatto di materiali alternativi potrebbe essere il primo passo verso una progressione, per ottenere un vero didjeridoo come compensa finale. FT: Credi che la gente Aborigena dovrebbe ottenere compensi quando la gente non-Aborigena copia la loro proprietà intellettuale? DH: Certamente. Queste persone devono rispetto e riconoscimento alla gente indigena d’Australia. Se qualcuno fa didjeridoos in America da tubi di plastica e cactus di agave e vogliono darne riconoscimento alla gente Aborigena, probabilmente il modo migliore per farlo è avere il rispetto di venire in Australia ed incontrare la gente Aborigena. Incontrare gli anziani della tribù e dire loro cosa state facendo in America. Invece di essere semplicemente in Australia e sbattere in giro didjeridoos in PVC. FT: Quali sono i vantaggi di suonare un didjeridoo autentico? DH: Il didentro di un didjeridoo è stato mangiato naturalmente dalle termiti. Tutte quelle piccole crepe e scanalature create dalle termiti aiutano a far risuonare quel suono. Donano al didjeridoo un caldo, forte, un suono di terra. Cose come i didjeridoos in PVC non possono crearlo perché è un suono naturale, che viene dalla terra. Con un didjeridoo suonate un pezzo di legno che proviene da una terra antica. E’ stato fatto e dipinto da una persona Aborigena. Ne ha l’impressione. Potete procurarvi didjeridoos in PVC da una ferramenta. E’ come suonare l’aspirapolvere di mamma, lo sapete? La differenza è nello spirito Aborigeno che c’è dentro. Il didjeridoo ha il suo suono peculiare che è un’antica voce. E un canto ipnotico. FT: Cosa intendi dire per “antica voce”? DH: Bene, è stato fatto e suonato da gente Aborigena per migliaia di anni. Viene dal cuore. Viene dalla terra. E’ uno strumento dell’anima. Lo senti. FT: Che consiglio daresti ad un Euro-Americano che prende su il didjeridoo? DH: Questo strumento è stato suonato per innumerevoli generazioni. Suonalo dal cuore. Suonalo per te stesso. Dai credito alla gente Aborigena d’Australia. Non dare lo strumento per scontato e non abusarne. FT: Come suonatore di didjeridoo/danzatore/scrittore di canzoni/pittore, cosa hai da offrire all’Euro-Australia? DH: 40.000 anni di cultura espressa tramite le mie forme di arte. E’ difficile comparare 200 anni di cultura Britannica e dei Bianchi Australiani con 40.00 anni di cultura Aborigena. C’è molto di più in Australia che carne, pasticci di carne e canguri, gente bionda con gli occhi azzurri e tavole da surf. C’è molto di più nella cultura Aborigena che nel didjeridoo. Voglio che la gente non-Aborigena sia fiera della cultura dell’Australia Aborigena. Tolto il didjeridoo, c’è l’arte, ci sono le attività delle donne, quelle degli uomini, ci sono le cerimonie. C’è gente Aborigena che vive in tempi moderni. Guidiamo automobili ed abitiamo in case. C’è molta gente che pensa ancora che quando ti vedono in costume tradizionale è così che ti vesti quotidianamente. FT: In che modo in didjeridoo connette con la cultura Aborigena? DH: Come il cannocchiale del capitano Cook lo portò in Australia, puoi prendere il didjeridoo ed usarlo come un cannocchiale e realizzare che, dentro al didjeridoo, c’è la struttura di una cultura che è ancora viva. Hai queste differenti tracce e vie delle termiti, e se segui le differenti vie, ti porterà a differenti aspetti della cultura aborigena. Segui questa traccia qui, e ti porterà all’arte rupestre. Segui quella là, che ti porterà alle cerimonie. Segui quell’altra ancora e ti porterà da qualcuno che vive negli anni ’90. FT: Cosa pensi che farai fra dieci anni? DH: Spero di vedere le registrazioni di didjeridoo Aborigeno scritte in note musicali. Vorrei vedere la cultura Aborigena ri-vivere ed essere conosciuta in tutto in mondo tramite spettacoli culturali. Questo significherà mantenerla in vita, e portare l’influenza della cultura Aborigena al prossimo livello ancora. E’ un progressione. La gente Aborigena venne data per scontata e considerata ineguale, e poi fummo accettati nella civiltà dominante, e ci fu dato il diritto di votare, e come stiamo divenendo più forti la nostra voce si sente nel mondo. E così in questa forma, la musica salirà di un altro gradino. E sarà un’altra voce che sarà lì per molti, molti anni a venire. Per ulteriori informazioni: www.davidhudson.com.au
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