Michel Desmarquet
Capitolo 1
Non avevo alcun desiderio di tornare a dormire, e inoltre erano probabilmente le cinque del mattino. Mi alzai, andai in cucina e guardai l’orologio. Solo mezzanotte e mezza! Era inusuale per me svegliarmi ad una simile ora. Mi tolsi il pigiama e mi misi i pantaloni e la maglia con le maniche corte, ma non sapevo perché. E non sapevo nemmeno perché andai alla mia scrivania, presi un foglio di carta e una biro ed osservai me stesso scrivere, come se la mia mano avesse una sua mente indipendente. “Mia cara, starò via per circa dieci giorni. Non ti preoccupare assolutamente.” Lasciai il foglio presso il telefono e attraversai la porta per andare sulla veranda. Evitai il tavolino sul quale si trovava ancora il gioco di scacchi della notte precedente, con il Re bianco ancora in scacco matto, e aprii silenziosamente la porta che dava sul giardino. La notte sembrava essere soffusa da una strana luminosità che non aveva nulla a che vedere con le stelle. Istintivamente, cercai di ricordarmi in quale fase fosse la luna al momento, pensando che forse stava per sorgere. Qui, nell’estremo nordest dell’Australia dove vivo, le notti sono generalmente piuttosto chiare. Scesi le scale che davano sul giardino e mi diressi verso il pandanus. Generalmente, a quest’ora, ci sarebbe stato un vero concerto di canti di rane e di grilli i cui trilli riempiono la notte. Invece c’era un pesante silenzio e mi chiesi quale ne fosse il motivo. Avevo disceso solo pochi gradini quando, piuttosto improvvisamente, il colore del filodendro cambiò. Anche i muri della casa ed il pandanus, tutto era immerso in una luce bluastra. Il prato sembrava ondeggiare sotto i miei piedi e nello stesso modo sembrava ondeggiare il terreno sotto il pandanus. Il filodendro si distorse e il muro della casa assomigliò ad un lenzuolo che ondeggiava nel vento (1). (1) Durante una delle sue letture pubbliche, l’autore ha anche utilizzato il termine “nebbiolina di calore”.Incominciavo a credere di non sentirmi bene e decisi di tornare in casa ma, in quel preciso momento, mi sentii sollevare molto gentilmente da terra. Salii, dapprima lentamente, al di sopra del filodendro, e poi più velocemente, fino a che vidi la casa divenire sempre più piccola sotto di me. “Che cosa sta succedendo?” Esclamai in completo smarrimento. “Va tutto bene ora, Michel.” Pensai allora di star sognando. Dinnanzi a me, un essere umano di una grandezza impressionante, vestito con un abito tutto di un pezzo e che indossava un casco completamente trasparente sulla sua testa, mi stava osservando, amichevolmente e sorridendo. “No, non stai sognando,” disse, rispondendo alla domanda nella mia mente. “Sì,” risposi, “ma succede sempre in questo modo in un sogno e alla fine ti ritrovi che sei caduto dal letto e hai un bernoccolo sulla fronte.” Ella sorrise. “Poi,” continuai “tu mi stai parlando in Francese, la mia lingua madre, e invece siamo in Australia. Io so parlare anche in Inglese, lo sai?” “Anch’io.” “Ma deve essere un sogno, e oltretutto uno di quei sogni stupidi. Se non lo è, che cosa ci fai nella mia proprietà?” “Noi non siamo nella tua proprietà, ma al di sopra di essa.” “Ah! E’ un incubo. Vedi che avevo ragione. Mi darò un pizzicotto!” E accompagnai le parole con l’azione. Ahi! Ella sorrise ancora. “Sei soddisfatto ora, Michel?” “Ma se non è un sogno, perché allora sto seduto su questa roccia? Chi sono quelle persone là, vestite alla moda dell’ultimo secolo?” Stavo iniziando a distinguere, in una luce lattea, delle persone che parlavano e in leggera distanza altre che si muovevano in giro. “E tu, chi sei tu? Perché non sei della grandezza normale?” “Io sono della
grandezza normale, Michel. Sul mio pianeta noi siamo tutti di questa grandezza.
Ma tutto a tempo debito, mio caro amico. Spero che non ti dispiaccia se
ti chiamo cosi? Se non siamo ancora buoni amici, sono certa che lo saremo
presto.” “Naturalmente, mi puoi chiamare come preferisci. E quale è il tuo nome?” “Il mio nome è Thao, ma innanzitutto, vorrei che tu sappia, una volta per tutte, che questo non è un sogno. Certamente, è una cosa piuttosto differente. Per certi motivi che ti verranno spiegati più tardi, sei stato scelto per intraprendere un viaggio che molti pochi esseri umani hanno fatto, particolarmente nei tempi recenti. “Noi siamo, tu ed io, in questo momento, in un universo parallelo a quello della Terra. Per poterti fare entrare, così come siamo entrati noi, abbiamo fatto uso di un “aeroblocco”. In questo istante, il tempo si è fermato per te, e tu potresti rimanere qui venti o cinquanta dei tuoi anni Terrestri e poi ritornare come se non fossi mai partito. Il tuo corpo fisico rimarrebbe assolutamente immutato.” “Ma che cosa sta facendo questa gente?” “Essi esistono esattamente come ci si può aspettare e, come imparerai più tardi, la densità di popolazione è molto bassa. La morte può avvenire solo per suicidio o incidente. Il tempo è sospeso. Ci sono uomini e donne, così come animali che sono di 30.000, 50.000 o pure più vecchi di molti più anni Terrestri. “Ma perché sono lì e come ci sono arrivati? Dove sono nati?” “Sulla Terra… sono tutti qui per caso.” “Per caso? Ma cosa vuoi dire?” “E’ molto semplice. Hai mai sentito parlare del Triangolo delle Bermuda?” Assentii. “Bene, piuttosto semplicemente, in questo luogo e in altri molto meno conosciuti, questo universo parallelo si confonde con il vostro universo così che esiste fra loro una curvatura naturale. “Gente, animali o anche oggetti che si trovano nelle immediate vicinanze di una curvatura ne vengono letteralmente risucchiati. Così, si può avere, per esempio, un’intera flotta di navi che scompare in parecchi secondi. Talvolta una persona o persone, possono ripassare nel vostro universo dopo parecchie ore, parecchi giorni o parecchi anni. Ma, più frequentemente, non ritornano più. “Quando un essere umano ritorna e riferisce la sua esperienza, la più parte della gente non gli crede, e se insiste, viene presupposto “matto”. Il più delle volte, questa persona non racconta assolutamente nulla, rendendosi conto di come apparirebbe agli occhi dei suoi simili. Altre volte invece, ritorna in stato di amnesia, e se recupera qualche memoria, non è di quanto è accaduto nell’universo parallelo, e di conseguenza non fa ombra di luce sul soggetto.” “Ci fu,” continuò Thao, “un tipico caso di questo passaggio in un universo parallelo Nord America, dove un giovane uomo scomparve letteralmente mentre andava a raccogliere acqua da un pozzo che era situato a diverse centinaia di metri dalla sua casa. Dopo circa un’ora, familiari ed amici si misero a cercarlo e, siccome c’era stata una recente nevicata di circa 20 centimetri, sarebbe dovuto essere piuttosto facile trovarlo, dovevano solo seguire le impronte lasciate dal giovane uomo. Ma le impronte si fermavano proprio in mezzo al campo. “Non c’erano alberi intorno, niente rocce sulle quali sarebbe potuto saltare, niente di strano o inusuale, le impronte semplicemente si fermavano. Alcune persone credevano che fosse stato preso da un’astronave, ma questo non poteva essere accaduto, come vedrai più tardi. Il povero uomo era semplicemente stato risucchiato nell’universo parallelo.” “Mi ricordo,” dissi, “ho sentito parlare di quel caso, ma tu come fai ad esserne a conoscenza?” “Scoprirai dopo come lo so,” rispose enigmaticamente. Fummo interrotti dall’improvvisa comparsa di un gruppo di persone così bizzarre che mi chiesi nuovamente se questo non era tutto un sogno. Circa una dozzina di uomini, accompagnati da quella che sembrava essere una donna, emersero da dietro un ammasso di rocce a circa cento metri di distanza da dove ci trovavamo. La vista era anche più strana, dal momento che questi esseri umani sembravano essere usciti dalla pagine di un libro di preistoria. Con il portamento da gorilla, brandivano enormi clave che l’uomo moderno non sarebbe stato in grado di sollevare da terra. Queste ripugnanti creature stavano venendo dritte verso di noi, ululando come bestie selvagge. Feci un movimento per fuggire, ma la mia compagna mi disse che non c’era niente da temere e che dovevo rimanere immobile. Mise la mano sulla fibbia della sua cintura e si girò in modo da averle di fronte. Udii una serie di piccoli click e cinque degli uomini che sembravano più forti caddero a terra, immobili. Il resto del gruppo si fermò nettamente ed iniziò a gemere. Si prostrarono di fronte a noi. Guardai nuovamente Thao. Stava immobile come una statua, il suo volto era fermo. I suoi occhi erano fissi su queste persone come se stesse tentando di ipnotizzarle. Appresi dopo che stava dando ordini per via telepatica alla femmina del gruppo. Improvvisamente, questa femmina si alzò ed iniziò, mi sembrava, a dare ordini con una voce gutturale al resto degli altri. Poi loro aiutarono a rimuovere i corpi, trasportandoli sulle loro schiene verso l’ammasso di rocce menzionato prima. “Che cosa stanno facendo?” Chiesi. “Copriranno i loro morti con delle pietre.” “Li hai uccisi?” “Ho dovuto.” “Cosa vuoi dire? Eravamo veramente in pericolo?” “Certo che sì. Queste sono persone che sono state qui per dieci o quindicimila anni, chi lo sa? Non abbiamo tempo per stabilirlo e comunque, non ha alcuna importanza. In ogni caso, questo illustra bene quanto ti stavo spiegando qualche momento fa. Queste persone sono passate in questo universo in un certo tempo, e hanno vissuto in quel tempo fin da allora.” “E’ terrificante!” “Sono d’accordo, ma è comunque parte della naturale, e di conseguenza universale, legge. Inoltre sono pericolose perché si comportano più come bestie selvagge che esseri umani. Non sarebbe stato possibile il dialogo fra loro e noi, così come non è possibile fra loro e la maggior parte degli altri che vivono in questo universo parallelo. Innanzitutto perché non sono in grado di comunicare, poi perché non capiscono, meno di chiunque altro, che cosa gli è successo. Eravamo in serio pericolo e, dico sul serio, ho fatto loro un favore proprio ora, di liberarli.” “Liberarli?” “Non sembrare così scandalizzato, Michel. Sai piuttosto bene che cosa intendendo dire con questo. Sono liberati dai loro corpi fisici e sono ora in grado di continuare il loro ciclo, come ogni altro essere vivente, in accordo con il normale processo.” “Così, se capisco correttamente, questo universo parallelo è una maledizione, una sorta di inferno o purgatorio?” “Non sapevo che tu fossi religioso!” “Faccio questo paragone solo per mostrarti che sto cercando di capire,” risposi, chiedendomi come avrebbe potuto sapere se ero religioso o meno. “Lo so, Michel, ti stavo solo prendendo in giro. Avevi ragione nel spiegarlo come una sorta di purgatorio ma, naturalmente, questo è piuttosto accidentale. Infatti, questo è uno dei molti incidenti della natura. Un albino è un incidente, ed anche un trifoglio a quattro foglie può essere considerato un incidente. La vostra appendice è similmente un incidente. I vostri dottori si chiedono ancora che uso possa avere nel vostro corpo. La risposta è nessun uso. Ebbene, generalmente, in natura, tutto ha una precisa ragione per esistere, è per questo che includo l’appendice fra gli “incidenti” naturali. “La gente che vive in questo universo non soffre né fisicamente né moralmente. Per esempio, se ti colpissi, tu non sentiresti alcun dolore, ma se i colpi fossero sufficientemente forti, anche senza dolore, potresti comunque morire a causa di essi. Questo può essere difficile da capire, ma è così. Coloro che esistono qui non sanno nulla di quanto ti ho appena spiegato, ed è una fortuna perché potrebbero essere tentati di commettere suicidio, cosa che, anche qui, non è una soluzione. “Che cosa mangiano?” “Non mangiano, e non devono nemmeno, perché non ne sentono la necessità. Qui, ricorda, il tempo si è fermato, quelli morti non si decompongono nemmeno.” “Ma questo è terribile! Allora, il più grande servigio che si può rendere a questa gente sarebbe di ucciderli!” “Qui sollevi un punto importante. Effettivamente sarebbe una delle due soluzioni” “Quale è l’altra?” “Rispedirli indietro da dove sono venuti, ma questo porrebbe grandi problemi. Siccome siamo in grado di usare la curvatura, potremmo far ritornare molti di loro nel vostro universo, e quindi liberarli, ma sono certa che tu sei consapevole degli enormi problemi che questo potrebbe creare per la maggior parte di questa gente. Qui, come ho già detto, ci sono persone che vi sono rimaste per migliaia di anni. Che cosa accadrebbe se si ritrovassero nell’universo che hanno lasciato così tanto tempo fa?” “Potrebbero impazzire. E allora, non c’è niente da fare.” Ella sorrise gentilmente alla mia affermazione. “Tu sei sicuramente l’uomo di azione di cui noi abbiamo bisogno, Michel, ma guardati dal saltare alle conclusioni, hai ancora molto da vedere.” Mise la sua mano sulla mia spalla, e per far questo si dovette inclinare leggermente Nonostante non lo sapessi ancora, Thao misurava 290 centimetri, era eccezionalmente alta per un essere umano. “Vedo con i miei stessi occhi che abbiamo fatto la scelta giusta nel scegliere te, dal momento che hai una mente astuta, ma non ti posso spiegare tutto ora, per due motivi.” “E sarebbero?” “Innanzitutto, è ancora troppo presto per una simile spiegazione. E con questo, intendo dire che tu devi essere istruito ulteriormente su certi punti prima di procedere oltre.” “Capisco, e il secondo?” “Il secondo
motivo è che ci stanno aspettando. Dobbiamo partire.” Questa enorme sfera “scintillava” a circa dieci metri da terra. Non aveva finestre, né aperture, né scala, sembrava liscia come il guscio di un uovo. Thao mi fece segno di seguirla e andammo verso la macchina. Ricordo molto bene quel momento. Durante il breve tempo che occorse per avvicinare la sfera, ero così eccitato che persi il controllo dei miei pensieri. Un fiume costante di immagini balenò nella mia mente, assomigliando a un film in modalità “avanzamento veloce”. Vidi me stesso raccontare questa avventura alla mia famiglia, e vidi nuovamente articoli di giornale che avevo letto a proposito degli UFO. Ricordo di una sensazione di tristezza che mi attraversò quando pensai alla mia famiglia che amavo tanto; mi vidi catturato, come in una trappola, e accadeva che forse non li avrei rivisti mai più… “Non hai assolutamente nulla da temere, Michel,” disse Thao. Fidati di me. Tu verrai riunito alla tua famiglia presto, e in ottima salute.” Credo che la mia bocca cadde aperta dalla sorpresa, provocando in Thao una melodiosa risata, di quelle che vengono raramente udite fra noi Terrestri. Questa era la seconda volta che leggeva i miei pensieri; la prima volta avevo pensato che si fosse trattato di una coincidenza, ma questa volta non ci poteva essere dubbio. Quando arrivammo vicino alla sfera, Thao mi mise di fronte a lei e a circa un metro di distanza. “Non toccarmi per nessun motivo, Michel, qualunque cosa accada. Per nessun motivo – hai capito?” “Fui piuttosto colto di sorpresa da questo ordine formale, ma annuii. Mise la sua mano su un tipo di “medaglione” che avevo notato prima era “attaccato” all’altezza del suo seno sinistro, e con l’altra mano, tenne in mano una grande biro che aveva slacciato dalla sua cintura. Puntò la “biro” al di sopra delle nostre teste e in direzione della sfera. Penso che vidi uscirne un flash di luce verde ma non ne sono sicuro. Poi puntò la “biro” verso di me, tenendo l’altra sua mano ancora sul “medaglione” e molto semplicemente, ci alzammo, simultaneamente, verso la parete della macchina. Proprio mentre ero sicuro che stavamo per sbattervi contro, una porzione dello scafo si ritrasse come un enorme pistone all’interno di un cilindro, rivelando un’apertura, di forma ovale, di circa tre metri di altezza. Ci ritrovammo sui nostri piedi, Thao ed io, in una sorta di atterraggio all’interno dello scafo. Lasciò andare il suo “medaglione” e, con una destrezza che suggeriva che l’aveva fatto spesso, riallacciò la sua “biro”. “Vieni. Ora possiamo toccarci l’un l’altra,” disse. Prendendomi per la spalla, mi guidò verso una piccola luce blu, così intensa che dovetti quasi socchiudere gli occhi. Non avevo mai visto un colore simile sulla Terra. Quando fummo quasi sotto la luce, il muro nel quale era situata ci “lasciò passare”. Questo è l’unico modo per descriverlo. Dal modo in cui la mia guida mi stava conducendo, avrei giurato che stavo per ritrovarmi un bel bernoccolo sulla fronte, ma passammo attraverso i muri, come fantasmi! Thao rise di cuore nel vedere l’espressione sconvolta sul mio viso. Questo mi fece bene. Ricordo quella risata, era come una brezza rinfrescante e mi stava rassicurando in un momento in cui non mi stavo sentendo a mio agio. Avevo spesso parlato con in miei amici di “dischi volanti” ed ero certo che in effetti esistessero, ma quando ti trovi di fronte alla realtà ti rannuvolano il cervello così tante domande che pensi che scoppierà. Naturalmente, in fondo in fondo ero deliziato. Dal modo in cui si comportava Thao nei miei confronti, sentivo che non avevo niente da temere. Però, non era sola: mi chiedevo com’erano gli altri. Malgrado fossi affascinato da questa avventura, dubitavo ancora che avrei rivisto la mia famiglia. Sembravano già essere così lontano, quando invece ero nel mio stesso giardino solo pochi minuti prima. Stavamo ora “scivolando” all’altezza del pavimento attraverso un corridoio a forma di tunnel che conduceva ad una piccola stanza, i cui muri erano di un giallo così intenso che dovetti chiudere gli occhi. I muri formavano una volta, esattamente come se fossimo all’interno di una ciotola rovesciata. Thao mi coprì la testa con un casco fatto di materiale trasparente e scoprii, aprendo un occhio, che questo mi permetteva di tollerare la luce. “Come ti senti?” Mi chiese. “Meglio, grazie, ma quella luce, come fai a sopportarla?” “Non è una luce. E’ semplicemente il momentaneo colore dei muri di questa stanza.” “Perché “momentaneo”? Mi hai portato qui per ridipingerli?” Dissi scherzando. “Non c’è pittura. Ci sono solo vibrazioni, Michel. Tu credi ancora di essere nel tuo universo Terrestre, quando invece non ci sei. Ora sei in una delle nostre astronavi a super lunga-portata, in grado di viaggiare a velocità di molte volte superiori alla velocità della luce. Partiremo presto, se ti sdraierai in questa cuccetta...? “Lì, nel centro della stanza c’erano due scatole, piuttosto simili a bare, senza coperchio. Mi allungai in una di esse e Thao nell’altra. La udii parlare in una lingua che non mi era familiare, ma molto armoniosa. Volevo alzarmi un poco ma non potevo, essendo trattenuto da una forza sconosciuta ed invisibile. Il colore giallo scomparve progressivamente dai muri, per essere rimpiazzato da un blu che non era di certo meno intenso. La “pittura murale” era stata rifatta… Un terzo della stanza divenne improvvisamente oscura e notai minuscole luci luccicare come stelle. La voce di Thao era chiara nell’oscurità. “Queste sono stelle, Michel. Abbiamo lasciato l’universo parallelo alla Terra e lasceremo il tuo pianeta sempre più alle nostre spalle, per portarti a visitare il nostro. Sappiamo che sarai molto interessato al viaggio, ma anche nella nostra partenza che sarà piuttosto lenta, per il tuo bene. “Per vedere possiamo guardare lo schermo di fronte a te.” “Dov’è la Terra?” “Non possiamo ancora vederla, essendo pressoché direttamente al di sopra di essa, a circa 10.000 metri di altitudine…” Improvvisamente, udii una voce, che parlava in quella che sembrava essere la stessa lingua che Thao aveva usato un momento prima. Thao rispose brevemente e poi la voce parlò a me in Francese – eccellente Francese (nonostante il tono fosse più melodico di quanto lo sia normalmente) dandomi il benvenuto a bordo. Era molto simile al “benvenuto a bordo” delle nostre compagnie aeree, e mi ricordo di essere stato piuttosto divertito da ciò, nonostante la situazione particolare nella quale mi trovavo. Nello stesso istante, sentii un leggerissimo movimento dell’aria ed essa divenne fresca, come se ci fosse l’aria condizionata. Le cose iniziarono ad avvenire velocemente. Sullo schermo, apparve quello che poteva essere il sole. Inizialmente, esso sembrava toccare il margine della Terra e, più precisamente, il Sud America, come appresi più tardi. Ancora una volta, mi chiesi se stavo sognando. Di secondo in secondo, l’America si stava restringendo. L’Australia non si poteva vedere perché i raggi solari non l’avevano ancora raggiunta. Ora si potevano distinguere i contorni del pianeta, e sembrava che ci muovessimo intorno al globo, verso una posizione di sopra al Polo Nord. Lì cambiammo direzione, schizzando via dalla Terra ad una velocità incredibile. La nostra povera Terra divenne un pallone da basket, poi una palla da biliardo ed infine scomparve, o quasi, dallo schermo. Al posto di questa, la mia vista fu riempita dal blu scuro dello spazio. Girai la testa in direzione di Thao sperando di ricevere ulteriori spiegazioni. “Ti è piaciuto?” “E’ stato meraviglioso, ma così veloce - è possibile viaggiare ad una simile alta velocità?” “Quello era niente, mio caro amico. Abbiamo “decollato” molto gentilmente. Solo ora stiamo viaggiando a piena velocità. “Quanto veloce?” Interruppi. “Diverse volte la velocità della luce.” “Della luce? Ma quante volte? E’ incredibile! E che ne è della barriera della luce?” “Posso capire bene come questo ti appaia incredibile. Non ci crederebbero nemmeno i vostri esperti, ma è, comunque, la verità.” “Tu dici diverse volte la velocità della luce, ma quante volte?” “Michel, durante questo viaggio ti verranno rivelate intenzionalmente molte cose - molte cose, ma ci saranno anche dettagli ai quali non avrai accesso. La precisa velocità della nostra astronave è uno di questi dettagli. Mi scuso, perché so che ti dispiacerà non veder soddisfatta la tua grande curiosità per tutte le cose, ma ci saranno così tante nuove ed interessanti cose per te da vedere e imparare, che non ti devi preoccupare troppo quando le informazioni ti sono state celate.” I suoi modi indicavano che l’argomento era chiuso e non insistetti ulteriormente, sentendo che il farlo sarebbe stato rude. “Guarda” mi disse. Sullo schermo era apparso un punto colorato e stava crescendo rapidamente. “Che cosa è?” “Saturno.” Il lettore mi deve scusare se le descrizioni che rendo non sono dettagliate tanto quanto lui/lei vorrebbe, ma bisogna comprendere con non avevo ancora recuperato tutti i miei sensi. Avevo visto così tanto in un così breve tempo, ed ero in qualche modo “disorientato”. Mentre ci avvicinavamo, il celebre Saturno crebbe rapidamente di dimensioni sullo schermo. I suoi colori erano meravigliosi - incomparabili a qualsiasi cosa io abbia mai visto sulla Terra. C’erano gialli, rossi, verdi, blu, arancio, con, in ciascun colore, una infinita varietà di sfumature, che si mescolavano, separavano, divenivano più forti o deboli, creando i famosi anelli e confinandosi in essi… Era uno spettacolo sorprendente che riempiva sempre di più il nostro schermo. Rendendomi conto che non ero più trattenuto dal campo di forza, volevo togliermi la maschera per vedere meglio i colori, ma Thao mi fece segno che non dovevo fare nulla. “Dove sono i satelliti?” Chiesi. “Ne puoi vedere due, quasi fianco a fianco verso la parte destra dello schermo.” “Quanto siamo distanti?” “Dovremmo essere approssimativamente a 6.000.000 di chilometri o forse più. Lo sanno con esattezza al ponte di volo naturalmente, ma per darti una stima più precisa, dovrei sapere se la nostra telecamera è in pieno zoom oppure no.” Saturno scomparve improvvisamente dal lato sinistro dello schermo, che si riempì nuovamente con il “colore” dello spazio. Credo che sia stato in quel momento che mi sentii esaltato come mai lo ero stato prima. Mi resi conto che ero in procinto di vivere una straordinaria avventura, e perché? Non avevo chiesto nulla e non avevo mai contemplato la possibilità (chi avrebbe mai osato?) di sperimentare una simile avventura. Thao si alzò. “Puoi fare lo stesso ora, Michel.” Obbedii e ci trovammo nuovamente, fianco a fianco, nel centro della cabina. Solo allora notai che Thao non indossava più il suo casco. “Mi puoi spiegare,” chiesi, “perché fino a un momento fa, stavi indossando un casco mentre io ero in grado di accompagnarti senza, mentre ora io ne ho uno mentre tu non ce l’hai?” “E’ molto semplice. Noi veniamo da un pianeta batteriologicamente differente dalla Terra, la quale, per noi, è un veritiero veicolo di coltura di germi. Così, per contattarti, sono stata costretta a prendere questa precauzione basilare. Tu stesso, eri un pericolo per me ma ora non lo sei più.” “Non ti seguo.” “Quando sei entrato in questa cabina, il colore era troppo intenso per te e ti ho dato il casco che ora stai indossando, che era stato creato appositamente per te. Infatti, siamo stati in grado di anticipare la tua reazione. “Durante il brevissimo tempo in cui la cabina era gialla e poi blu, l’ottanta per cento dei tuoi pericolosi batteri sono stati distrutti. Allora hai probabilmente sentito una freschezza nell’aria, simile a quando è in funzione l’aria condizionata; questa era un’altra forma di disinfestazione da… diciamo radiazione, nonostante non sia la parola corretta – non può essere tradotta in nessuna lingua della Terra. In questo modo, io sono stata disinfettata al cento per cento, ma tu hai ancora abbastanza batteri da ferirci considerevolmente. Ora ti do queste due pillole, e in tre ore sarai in grado di considerarti “puro” tanto quanto uno di noi.” Mentre parlava, prese una piccola scatola da di fianco la sua cuccetta, rimosse le pillole e me le porse, insieme ad un tubo per i test che conteneva un liquido che presupposi fosse acqua. Inghiottii entrambi, alzando la base del mio casco per farlo. Poi… bene, tutto avvenne molto velocemente e fu tutto molto strano. Thao mi prese in braccio, mi mise sulla cuccetta e mi tolse la maschera. Vidi che questo stava accadendo a due o tre metri di distanza dal mio corpo! Immagino che certe cose in questo libro sembrino incomprensibili per il lettore non informato, ma vidi il mio corpo da distante e fui in grado di muovermi in giro per la stanza con il solo pensiero. Thao parlò. “Michel, so che mi vedi e mi senti, ma io non sono in grado di vederti, quindi, non ti posso guardare mentre ti parlo. Il tuo essere astrale ha lasciato il tuo corpo. Non c’è pericolo in questo, non hai bisogno di preoccuparti. Io so che questa è la prima volta che ti succede, e ci sono persone che si spaventano… “Ti ho dato una speciale droga per ripulire il tuo corpo da tutti i batteri che sono per noi pericolosi. Ti ho anche dato un’altra droga che ha causato la fuoriuscita del tuo essere astrale dal tuo corpo – questa durerà tre ore, il tempo che sarà necessario per purificarti. In questo modo, tu sarai in grado di visitare la nostra astronave, senza pericolo di contaminazione per noi e senza sprecare tempo.” Per quanto possa sembrare strano, trovai tutto questo molto naturale – e la seguii. Era affascinante. Arrivò di fronte a un pannello che si aprì scorrendo per lasciarci passare in una stanza dopo l’altra. La stavo seguendo ad una certa distanza e ogni volta se il pannello si era già chiuso al momento in cui lo avevo raggiunto, semplicemente ci passavo attraverso. Infine, raggiungemmo una stanza circolare, di circa 20 metri di diametro, in cui c’erano almeno una dozzina di “astronauti”, tutti donne e tutte più o meno della grandezza di Thao. Thao si avvicinò a un gruppo di quattro che erano sedute in enormi, apparentemente confortevoli poltrone con i braccioli, arrangiate in circolo. Quando si sedette in un posto libero, le quattro teste si girarono verso di lei con aria interrogativa. Sembrava quasi deliziata nel farle aspettare, ed infine parlò. Ero nuovamente affascinato nell’udire quella lingua, l’assonanza era piuttosto nuova per me, e le intonazioni così armoniose che si poteva pensare che stessero cantando. Sembravano essere tutte molto interessate dal resoconto di Thao. Pensai che stessero parlando di me, credendo correttamente di essere il proposito principale della loro missione. Quando Thao si fermò, le domande si versarono a fiumi, e altre due astronaute si unirono al gruppo. La discussione si ingrandì e sviluppò un tono di crescente eccitazione. Non capendo una parola di quanto si stava dicendo, e avendo notato nell’entrare tre persone posizionate di fronte a schermi che mostravano immagini tridimensionali, più o meno vividamente colorate, mi avvicinai per scoprire che questa doveva essere certamente la sala di controllo dell’astronave. L’essere invisibile rese questo ancora più interessante dal momento che ognuna di queste persone stava compiendo il suo dovere senza essere disturbata, e nemmeno distratta, dalla mia presenza. Su uno schermo più grande degli altri, fui in grado di discernere dei puntini, alcuni più grandi degli altri e alcuni più luminosi, che si muovevano costantemente e senza interruzione nelle loro direzioni stabilite, parecchi verso la sinistra dello schermo e altri verso la destra. La loro velocità aumentava mentre crescevano sullo schermo e poi ne uscivano. I loro colori erano spesso brillanti ed estremamente belli, variando da toni sottili a un giallo accecante, come la luce del nostro sole. Mi resi presto conto che questi erano i pianeti e i soli fra i quali stavamo navigando, ed ero assolutamente affascinato dalla loro silenziosa progressione attraverso lo schermo. Non so dire per quanto tempo ero rimasto a guardarli, quando improvvisamente uno strano suono riempì la cabina, un suono che era delicato e allo stesso tempo insistente, e che era accompagnato da molte luci lampeggianti. L’effetto fu immediato. Le astronaute che stavano parlando con Thao, si avvicinarono al posto di controllo e ognuna si sedette al posto che sembrava esserle stato appositamente assegnato. Gli occhi di ognuna erano fissi attentamente sullo schermo. Proprio nel mezzo di questi grandi monitor, iniziai a vedere un’enorme massa che è difficile da descrivere. Lasciatemi dire solo che era di forma rotonda e di colore blu-grigio. Rimaneva immobile nel centro di ogni schermo. Nella stanza, c’era totale silenzio. L’attenzione generale era focalizzata su tre astronaute al comando di pezzi di equipaggiamento di forma oblunga, che assomigliavano in un certo modo ai nostri computer. “Improvvisamente, su un’enorme area di ciò che credevo essere un muro della cabina, fui stupito nel vedere un’immagine di New York – no! Quella è Sydney! Dissi a me stesso, però il ponte è differente… ma era veramente un ponte? La mia sorpresa era tale, che chiesi a Thao - ero in piedi al suo fianco. Mi ero dimenticato però, che non ero più nel mio corpo fisico e nessuno mi poteva udire. Potevo sentire Thao ed altri commentare quanto stavano vedendo ma, non capendo la loro lingua, non andavo molto lontano. Ero comunque convinto che Thao non mi aveva mentito e che quindi avevamo lasciato veramente molto indietro la Terra. La mia guida mi aveva spiegato che stavamo viaggiando a diverse volte la velocità della luce… ed io avevo visto Saturno passare e poi, quelli che avevo capito essere pianeti e soli – e così eravamo tornati indietro, ma perché? Thao parlò ad alta voce ed in Francese, il che causò il girarsi di tutte le teste nella sua direzione. “Michel, ci siamo fermati sul pianeta Arèmo X3 che è quasi due volte la dimensione della Terra, e come puoi vedere sul nostro schermo, è piuttosto simile al tuo mondo. “Non ti posso spiegare di più la corrente missione dal momento che mi si chiede di partecipare all’operazione, ma lo farò dopo. Per metterti sulla giusta via, ti dirò che la nostra missione è relativa a radiazioni atomiche piuttosto simili a quelle che voi conoscete sulla Terra.” Tutti sembravano indaffarati: ognuno sapeva esattamente cosa fare e quando farlo. Eravamo fermi. Il grande pannello mostrava un’immagine del centro di una città. Il lettore dovrebbe rendersi conto che questo grande pannello era, in effetti, niente altro che un immenso schermo televisivo, che proiettava un’immagine in rilievo così reale, che sembrava di star guardando da una finestra di un alto edificio. La mia attenzione si rivolse verso un altro simile pannello, più piccolo, che veniva monitorato da due delle mie “hostess”. Su questo pannello potevo vedere la nostra astronave, come l’avevo già vista nel nostro universo parallelo. Mentre guardavo, fui sorpreso di vedere, leggermente di sotto del centro del nostro veicolo, espellere una piccola sfera, come un uovo da una gallina. Una volta fuori, questa sfera accelerò rapidamente verso il pianeta sottostante. Come scomparve dalla vista, un’altra sfera emerse nello stesso modo, e poi una terza. Notai che ogni sfera veniva monitorata in schermi separati da differenti gruppi di astronauti. La discesa delle sfere poteva ora essere facilmente seguita sul pannello grande. La distanza le avrebbe dovute rendere invisibili in un tempo piuttosto breve, ma rimasero in vista e dedussi che la telecamera doveva avere uno “zoom” estremamente potente. Indubbiamente, l’effetto dello zoom era così forte che la prima sfera scomparve verso la destra del pannello e la seconda verso la sinistra. Potevamo ora vedere quella in mezzo e seguire la sua discesa a terra piuttosto chiaramente. Si fermò nel centro di un’immensa piazza, situata fra edifici abitativi. Si librava lì, come se fosse sospesa a diversi metri da terra. Le altre sfere furono monitorate con la stessa minuzia. Una era al di sopra di un fiume che scorreva attraverso la città, e l’altra si librava sopra una collina, vicino al centro. Inaspettatamente, il pannello proiettò una nuova immagine. Potevo ora distinguere le porte degli edifici abitativi, o piuttosto, le entrate, perché dove ci dovevano essere le porte, c’erano solo aperture spalancate. Ricordo chiaramente che, fino ad allora, non avevo ancora notato quanto fosse strana questa città… Non si era mosso nulla…
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